Allaccio Gas: procedura di richiesta e costi

La procedura di allaccio gas consiste nell’allacciamento di un impianto (domestico, uffici, scuole ed enti) alla rete di distribuzione. Si tratta però di una definizione generica, a sua volta declinabile in diverse operazioni che vanno dalla sostituzione o modifica dell’impianto e del contatore, al suo allaccio o ancora, nel caso di immobili in affitto, alle procedure di voltura e subentro.

Prima di capire come muoversi, è utile chiarire una distinzione che genera molta confusione: l’allaccio è un lavoro fisico sulla rete e lo esegue il distributore locale (Italgas, 2i Rete Gas, Inrete, A2A, Unareti e così via), mentre il contratto di fornitura si firma con un venditore a scelta sul mercato libero. Il distributore non si sceglie: è assegnato in base al Comune. Il venditore sì, e nella maggior parte dei casi è proprio lui a fare da intermediario nei confronti del distributore.

Le quattro operazioni da non confondere

La maggior parte delle richieste rientra in una di queste quattro casistiche:

  • NUOVO ALLACCIO GAS: l’immobile non è raggiunto o collegato alla rete cittadina. Servono lavori di posa della condotta, della presa e del gruppo di misura.
  • NUOVA ATTIVAZIONE (o prima attivazione): la presa esiste già, ma il contatore non c’è o non è mai stato attivato. Serve la messa in posa o l’attivazione del misuratore su un allaccio già presente.
  • SUBENTRO: il contatore c’è ma la fornitura è chiusa, perché il precedente occupante ha disdetto il contratto. Occorre riattivarla a nome del nuovo intestatario.
  • VOLTURA: il contatore c’è ed è attivo, il gas non è mai stato staccato e cambia soltanto l’intestatario del contratto. È l’operazione più rapida ed economica, tipica dei passaggi tra inquilini.

Capire in quale caso ci si trova è il primo passo, perché tempi e costi cambiano radicalmente: si va dai 4 giorni lavorativi di una voltura ai 60 giorni lavorativi (più i tempi delle autorizzazioni) di un allaccio con lavori complessi.

Come si richiede l’allaccio gas

In ogni caso, se avete necessità di un allaccio gas, l’iter inizia con la richiesta all’impresa distributrice, che verificherà la sua fattibilità. La rete di distribuzione non è detto che copra la vostra area di interesse, oppure sono necessari dei lavori ed occorre prima quantificare in termini tecnici, di costi e di tempo la loro fattibilità.

La richiesta, che consiste essenzialmente nella compilazione di un modulo, può essere fatta telefonicamente, online se la procedura è attiva (e poi spedirla via fax o raccomandata), oppure recandosi presso gli sportelli presenti nel proprio comune di residenza. Molti distributori hanno oggi un’area riservata sul proprio sito da cui caricare direttamente moduli e allegati e seguire lo stato della pratica.

Tra i dati richiesti, oltre a quelli dell’intestatario della richiesta, occorre fornire l’indirizzo completo della fornitura e l’uso che si andrà a fare del gas: riscaldamento, acqua calda sanitaria, cottura cibi e così via. Alla ricezione della richiesta scatta il sopralluogo da parte dell’impresa distributrice, al quale seguirà un preventivo nel caso siano necessari dei lavori.

Documenti da preparare

Avere tutto pronto in partenza è il modo più semplice per non allungare i tempi. Di norma servono:

  • dati anagrafici e codice fiscale dell’intestatario (o partita IVA e dati della società per le utenze non domestiche);
  • indirizzo completo della fornitura e dati catastali dell’immobile (foglio, particella, subalterno);
  • titolo di godimento dell’immobile: atto di proprietà, contratto di locazione o autocertificazione di regolare possesso o detenzione;
  • titolo edilizio se si tratta di un nuovo fabbricato: permesso di costruire, SCIA o CILA;
  • eventuale autorizzazione condominiale o del proprietario, e le servitù di passaggio se la condotta attraversa proprietà di terzi;
  • dichiarazione di conformità dell’impianto interno rilasciata dall’installatore ai sensi del DM 37/2008, con i relativi allegati;
  • uso del gas e potenzialità complessiva degli apparecchi installati, che determina la classe del contatore (G4 e G6 sono le classi domestiche più diffuse);
  • recapiti telefonici e indirizzo e-mail o PEC.

Per subentri e volture serve inoltre il codice PDR (Punto di Riconsegna), un numero di 14 cifre che identifica in modo univoco l’utenza gas: si trova in una vecchia bolletta oppure sul contatore.

Il preventivo: cosa deve contenere e quanto vale

Nel documento che riceverete troverete il codice di rintracciabilità che identifica la singola richiesta, la data di ricezione della richiesta, il tipo di utenza e di contatore, i lavori necessari e la loro durata, la scadenza del preventivo (che per regolamento non può essere inferiore a tre mesi) e la specifica di quali interventi sono a carico del cliente e quali no.

L’Autorità di regolazione (ARERA) stabilisce che il preventivo debba indicare anche:

  • il corrispettivo per la prestazione richiesta e il tempo massimo di esecuzione;
  • gli indennizzi automatici eventualmente spettanti in caso di mancato rispetto dei tempi;
  • i permessi, le autorizzazioni o le servitù che il cliente deve procurarsi, con la stima dei tempi necessari;
  • gli elaborati tecnici e la documentazione da produrre per l’attivazione una volta accettato il preventivo;
  • le modalità con cui comunicare l’accettazione e, per i lavori complessi, un referente con recapito telefonico;
  • in caso di rifiuto, le ragioni tecniche che impediscono l’allacciamento.

Importante da sapere:

  • al cliente non può essere addebitato nessun costo che non sia stato esplicitato nel preventivo;
  • nel caso di lavori semplici (quelli che riguardano solo il contatore e la presa) il preventivo arriva entro 15 giorni lavorativi e i lavori si concretizzano entro 10 giorni lavorativi dall’accettazione;
  • nel caso di lavori complessi il preventivo arriva entro 30 giorni lavorativi e l’esecuzione entro 60 giorni lavorativi;
  • se il venditore fa da intermediario, ha a disposizione 2 giorni lavorativi per inoltrare la richiesta al distributore e altrettanti per trasmettervi il preventivo;
  • i tempi non comprendono le fasi legate ad autorizzazioni di terzi (assemblea condominiale, enti pubblici, servitù), purché il distributore avvii la richiesta di autorizzazione entro 30 giorni lavorativi dall’accettazione;
  • nel caso siate clienti domestici con contatore fino alla classe G6 e i tempi non vengano rispettati per causa del distributore, avete diritto a un indennizzo automatico di 35 €, che sale a 70 € se il ritardo supera il doppio del tempo previsto e a 105 € se supera il triplo. L’indennizzo viene accreditato in bolletta senza bisogno di richiederlo.

Per accettare il preventivo occorre pagare la somma richiesta e comunicare la sua accettazione con le modalità indicate nel documento.

Quanto costa l’allaccio gas

Ricordate che il costo per l’allaccio gas e per la sua fornitura varia in base alla regione e a un prezzario approvato localmente e applicato poi dai distributori. Ogni distributore pubblica sul proprio sito il listino delle prestazioni aggiornato: è il documento da consultare per farsi un’idea prima ancora di chiedere il preventivo.

In linea generale, per un nuovo allaccio domestico la spesa si colloca in una forbice ampia, indicativamente tra i 400 e i 1.600 € + IVA, a seconda della lunghezza della condotta da posare, della presenza o meno di scavi su suolo pubblico, della classe del contatore e della complessità dell’intervento. Le voci che compongono il conto sono in genere:

  • contributo di allacciamento, calcolato spesso a metro lineare di condotta posata, con una quota fissa e una variabile;
  • posa del gruppo di misura (il contatore), il cui costo dipende dalla classe;
  • contributo di attivazione della fornitura, pari a 30 € per i contatori domestici fino alla classe G6;
  • oneri amministrativi del venditore, indicativamente 23 € nel servizio di tutela della vulnerabilità e liberamente determinati sul mercato libero;
  • accertamento documentale della sicurezza post contatore: 47 € per impianti fino a 35 kW, 60 € tra 35 e 350 kW, 70 € oltre i 350 kW;
  • imposta di bollo di 16 € quando dovuta, ed eventuale deposito cauzionale se previsto dalle condizioni contrattuali (spesso non richiesto con domiciliazione bancaria);
  • IVA, al 10% o al 22% a seconda della prestazione e dell’uso.

A questi si aggiungono i costi dell’impianto interno, che non riguardano il distributore: sono a carico del cliente e vanno concordati direttamente con l’installatore abilitato.

La delibera 40/2014 e l’accertamento della sicurezza

È il passaggio che più spesso blocca le pratiche. Prima di attivare il contatore su un impianto nuovo, modificato o trasformato (per esempio dopo la sostituzione della caldaia, lo spostamento del contatore o il cambio del tipo di gas), il distributore deve verificare che l’impianto di utenza sia a norma. La procedura è disciplinata dalla delibera ARERA 40/2014/R/gas e si basa su una documentazione standard:

  • Allegato H/40: la conferma della richiesta di attivazione, compilata dal cliente finale;
  • Allegato I/40: l’attestazione di corretta esecuzione dell’impianto, compilata dall’impresa installatrice, corredata da dichiarazione di conformità, progetto, relazione sui materiali e schema dell’impianto realizzato;
  • Allegati F/40 e G/40: i moduli previsti per le casistiche particolari e per la documentazione integrativa.

Attenzione a un dettaglio pratico: i moduli non sono scaricabili dai siti dei distributori, ma vengono consegnati dal venditore dopo la richiesta di attivazione, precompilati con i dati della pratica.
Il termine per trasmettere la documentazione è di 90 giorni dalla richiesta di attivazione: se scade, la pratica decade e va ripresentata. Il contatore viene attivato solo in presenza di esito documentale favorevole. Il costo dell’accertamento è dovuto a prescindere dall’esito, quindi conviene farsi consegnare dall’installatore una documentazione completa fin da subito.

Attivazione, subentro e voltura: tempi e procedura

Quando l’allaccio esiste già, l’operazione è puramente contrattuale e amministrativa e si richiede al venditore, non al distributore.

  • Attivazione e subentro: il venditore ha 2 giorni lavorativi per trasmettere la richiesta al distributore, che ha poi 10 giorni lavorativi per attivare la fornitura. Se l’impianto è nuovo o è stato modificato, i 10 giorni decorrono solo da quando il distributore riceve la documentazione di sicurezza completa. Anche qui il mancato rispetto dei tempi dà diritto all’indennizzo automatico di 35 €, raddoppiato o triplicato per ritardi rilevanti.
  • Voltura: il tempo tecnico è normalmente di 4 giorni lavorativi. Non richiede alcun intervento fisico sul contatore né la lettura di chiusura, perché la fornitura non viene mai interrotta. Occorre esibire un titolo che attesti la proprietà, il regolare possesso o la regolare detenzione dell’immobile, anche tramite autocertificazione.

Novità dal 1° luglio 2026: voltura e cambio fornitore in un’unica richiesta

Con la delibera 323/2025/R/com, dal 1° luglio 2026 chi subentra in un immobile può chiedere la voltura scegliendo contestualmente il nuovo venditore, senza dover prima completare la voltura con il fornitore del precedente intestatario e poi avviare un cambio fornitore. L’intera procedura si chiude in un massimo di 5 giorni lavorativi, salvo che il cliente indichi una data di decorrenza successiva, e il venditore ha 3 giorni lavorativi per accettare o rifiutare la richiesta. È un allineamento alle regole già in vigore nel settore elettrico, e riduce drasticamente una procedura che in precedenza poteva superare i due mesi.

Consigli pratici per non allungare i tempi

  • Verificate prima la copertura della rete: una telefonata o una ricerca sul sito del distributore competente evita di avviare una pratica destinata a un rifiuto tecnico.
  • Presentate la richiesta con largo anticipo rispetto al trasloco o alla fine dei lavori, soprattutto in autunno, quando le richieste si concentrano prima della stagione di riscaldamento.
  • Fatevi consegnare la dichiarazione di conformità insieme a tutti gli allegati al momento del saldo dell’installatore: recuperarla mesi dopo è il modo più comune per far scadere i 90 giorni.
  • Conservate il codice di rintracciabilità: serve per sollecitare la pratica e per qualsiasi reclamo.
  • Se il preventivo scade senza che lo abbiate accettato, la richiesta va ripresentata da capo, con i tempi che ripartono da zero.
  • In caso di ritardi o addebiti non previsti, si può presentare reclamo scritto al distributore o al venditore, e in caso di mancata risposta rivolgersi allo Sportello per il consumatore energia e ambiente o attivare la conciliazione.

Domande frequenti

Posso chiedere l’allaccio se non sono il proprietario dell’immobile?
Sì, purché sia dimostrabile un titolo di regolare possesso o detenzione, come un contratto di locazione. Per interventi che modificano parti comuni può però servire l’autorizzazione del proprietario o del condominio.

Quanto dura la validità del preventivo?
Almeno tre mesi. Scaduto quel termine senza accettazione, occorre presentare una nuova richiesta.

L’indennizzo va richiesto?
No. Quando spetta, viene accreditato automaticamente in bolletta. Non è dovuto per gli allacciamenti che richiedono lavori complessi, né per i clienti con contatore di classe superiore a G6.

Serve la voltura o il subentro?
Se il contatore è attivo e sta ancora erogando gas, serve la voltura. Se la fornitura è stata chiusa e il contatore è sigillato, serve il subentro, che comporta il contributo di attivazione e tempi più lunghi.

Posso scegliere io il distributore?
No. Il distributore è unico per ogni territorio comunale ed è quello a cui va indirizzata la richiesta di allaccio. È invece libera la scelta del venditore con cui firmare il contratto di fornitura.